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  • La Redazione

GUERRA PALESTINA - ISRAELE

Di Emma Del Duca e Riccardo Tajetta, estratto dal giornalino “Zabaione”, Liceo classico Parini di Milano


Di Emma Del Duca e Riccardo Tajetta, estratto dal giornalino “Zabaione”, Liceo classico Parini di Milano. 

Il 7 ottobre del 2023 le forze di Hamas hanno condotto un attacco missilistico su Israele è senza incontrare alcun ostacolo sono riusciti a colpire tutti i loro obbiettivi. Il presidente Netanyahu si è scusato con la nazione per non aver difeso al meglio il suo territorio, giustificandosi con il mancato avviso dell’attacco da parte degli alti comandi militari Israeliani. 


La guerra che stiamo vivendo è iniziata così, il casus belli della situazione però affonda le sue radici ben più indietro nel tempo: nella fondazione dello stato di Israele. All’inizio del XIX secolo, il movimento sionista spinse molti Ebrei a immigrare e stabilirsi nei territori Palestinesi dell’epoca che, alla fine della prima guerra mondiale, erano sotto il controllo Inglese. 

Sotto i Britannici l'immigrazione dall'Europa orientale portò la popolazione Ebraica a crescere enormemente, passando dalle circa 80 000 unità registrate nel 1918 alle 175 000 nel 1931 e alle 400 000 nel 1936, causando attriti con la popolazione Araba Palestinese. 

Nel 1939 l'amministrazione Britannica, a causa dei poti del 1929 e della grande rivolta Araba, pose forti limitazioni all'immigrazione e alla vendita di terreni a ebrei. 


Dopo la seconda guerra mondiale, il nazismo e la shoah portarono ulteriori migranti Israeliani in Palestina trasformando di fatto la popolazione Ebraica all’un terzo dell’intera popolazione locale. Il 15 maggio 1947 fu fondato quindi il Comitato speciale delle Nazioni Unite sulla Palestina (UNSCOP) comprendente undici paesi da cui erano esclusi i paesi "maggiori", per permettere una maggiore neutralità. Sette di questi votarono a favore di una soluzione con due Stati divisi e Gerusalemme sotto controllo internazionale, tre per un unico Stato federale e uno si astenne. 


Il 29 novembre 1947 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò quindi la Risoluzione n. 181. Il mandato Britannico sulla Palestina fu diviso in due Stati, uno ebraico e l'altro arabo e con Gerusalemme internazionale. Votarono a favore 33 Stati, contro 13, vi furono 10 astenuti, e un assente alla votazione - la Thailandia. Le nazioni Arabe fecero a questo punto ricorso alla Corte internazionale di giustizia, sostenendo la non competenza dell'assemblea delle Nazioni Unite nel decidere la ripartizione di un territorio andando contro la volontà della maggioranza dei suoi residenti, ma il ricorso fu respinto. Per evitare possibili rappresaglie ci fu la necessità di radunare nel futuro Stato tutte le zone dove i coloni Ebrei erano presenti in numero significativo, ovvero il 56,4% del territorio.


Tra il dicembre del 1947 e la prima metà di maggio del 1948 vi furono cruente azioni di guerra civile da ambo le parti. Il piano Dalet, messo a punto dalle autorità Ebraiche, aveva come scopo la difesa e il controllo del territorio del quasi neonato Stato Ebraico e degli insediamenti Ebraici a rischio posti al di là del confine dello Stato in sè; ma prevedeva anche la possibilità di occupare basi nemiche poste oltre il confine, e in alcuni casi la distruzione di villaggi Palestinesi e l'espulsione degli abitanti. 


Diversi storici hanno considerato il piano stesso indirettamente responsabile di massacri e azioni violente contro la popolazione Palestinese, in un tentativo di pulizia etnica. Il 14 maggio del 1948 venne dichiarata unilateralmente la nascita dello Stato di Israele e il giorno seguente le truppe Britanniche si ritirarono definitivamente dai territori del mandato. Lo stesso 15 maggio 1948 gli eserciti di Egitto, Siria, Libano, Iraq e Giordania, attaccarono il neonato Stato di Israele. 


L'offensiva venne bloccata dall'esercito Israeliano, e le forze Arabe vennero costrette ad arretrare. Israele conquistò centinaia di città e villaggi Arabi Palestinesi. Centinaia di migliaia di Arabi abbandonarono il territorio in quello che divenne l'esodo Palestinese del 1948. La Guerra Arabo-Israeliana si concluse poi con l'armistizio di Rodi, la Giordania annesse la Cisgiordania, l’Egitto, la striscia di Gaza e Israele i territori a maggioranza Araba conquistati nella guerra. Nel 1956 l’Egitto nazionalizzò il Canale di Suez bloccando le navi commerciali israeliane, il paese reagì con un attacco preventivo occupando la striscia di Gaza e la penisola del Sinai. 


La crisi di Suez si risolse tuttavia grazie a una trattativa tra Stati Uniti d'America e Unione Sovietica. Nel 1967 scoppiò la guerra dei sei giorni, quando Israele decise nuovamente di optare per un attacco preventivo, conquistando la Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, la striscia di Gaza, la penisola del Sinai e le alture del Golan. Dopo la guerra dei 6 giorni però, le Nazioni Unite emanarono la risoluzione n°242 che ribadiva nel preambolo uno dei principi chiave del diritto internazionale moderno: l'impossibilità dell'acquisizione territoriale in conseguenza dell'uso della forza. Ma soprattutto stabiliva due condizioni necessarie per il raggiungimento di una pace "giusta e duratura" nella regione del Vicino Oriente: un ritiro militare israeliano ed il reciproco riconoscimento tra gli stati. Dopo la guerra dello Yom Kippur, la guerra d’attrito con l’Egitto e la guerra del golfo, i confini Israeliani tornarono quelli della risoluzione n°181. Molti territori palestinesi, però restano tutt'ora in mano israeliana, violando così i termini della risoluzione n°242. 


Analizzando dunque la storia dello Stato di Israele possiamo notare che la popolazione Palestinese è stata sottoposta per molti anni alle conquiste israliane, arrivando fino all’esodo della popolazione palestinese. In questi anni la situazione non è purtroppo cambiata: centinaia di civili Palestinesi muoiono di fame, i bambini non hanno un futuro essendo in costante pericolo di vita. “Abbiamo attaccato Israele per liberare la Palestina dall'oppressione" così si giustificano i capi di Hamas, che però nel farlo hanno ucciso 826 civili israeliani e ne hanno presi in ostaggio 239: un massacro che non può essere giustificato in nessun modo. Tuttavia da quando Israele ha iniziato il contrattacco a Gaza sarebbero stati uccisi più di 8.300 palestinesi, tra cui più di 3.400 bambini, con oltre 6.300 bambini feriti. Un numero di vittime civili enorme tanto da spingere lo stesso presidente americano Joe Biden ad ammonire il presidente Netanyahu e i suoi collaboratori, intimando loro di non fare “il nostro stesso errore dopo l’11 settembre”, riferendosi alle vittime civili Arabe causate dall’esercito Americano in risposta all’attentato delle torri gemelle. Per i motivi elencati in precedenza, per molti, Hamas è visto come un movimento partigiano che difende le terre Palestinesi e i suoi connazionali dall’invasore Israeliano, questo è inoltre il punto di vista del presidente Turco Recep Tayyip Erdoğan. La risposta Israeliana nei confronti di Erdoğan è stata molto dura e ribadiva la volontà di estirpare Hamas dalla palestina in quanto rappresentante dei “nuovi nazisti dei giorni nostri’’. Un’altra dichiarazione è stata quella del presidente dell’ONU che ricordava a Israele i termini della risoluzione n°242. L’ONU sta provvedendo a mandare aiuti umanitari a Gaza dove l’elettricità è stata interrotta da Israele e dove gli ospedali non possono più curare i feriti per la mancanza di medicine e di elettricità, a causa di generatori ormai senza rifornimento. Israele ha dato il via ad alcuni convogli di aiuti umanitari che però non potevano contenere benzina, essenziale per i generatori degli ospedali ma utilizzabili anche come rifornimento bellico per le truppe di Hamas.


Nel mentre si temono anche le minacce dello Yemen e della Siria, che potrebbero causare una possibile espansione del conflitto, però l’offensiva via terra israeliana ha raggiunto Gaza City e continuano i bombardamenti su campi profughi palestinesi causando centinaia di vittime. Riguardo questo l’ONU ha avanzato l’ipotesi di crimine di guerra. Grazie all’aiuto del Qatar e degli USA sono stati creati dei corridoi umanitari per far uscire la popolazione, soprattutto con passaporto straniero, dalla striscia di Gaza tra cui anche 4 nostri connazionali. Gli occhi del mondo sono fissi su questo conflitto; un conflitto a cui non è mai stata data tanta attenzione mediatica come ora.

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