• Benedetta Brogno - Liceo S. Quasimodo

Il potere della parola

La “parola” ha un potere immenso. La sua forza può infatti causare allegria o un’immensa tristezza, essa quindi regola la nostra vita. E’ come ci poniamo agli altri che esprimiamo la nostra personalità, la persona che siamo.

Molte volte in classe abbiamo trattato la “violenza verbale” come ad esempio attraverso il libro “La scuola di Herman Koch”, dove un compagno con disturbi mentali veniva deriso, maltrattato e addirittura etichettato “il ritardato”.

La violenza verbale è un abuso che ha come scopo quello di colpire negativamente le sicurezze di qualcuno portandolo a una crisi personale. Questo tipo di comportamento, oltre a manifestarsi di persona, accade anche sui social network; ciò è definito cyberbullismo.

Recentemente in classe abbiamo esaminato questo tema e abbiamo capito che colpisce soprattutto l’orientamento sessuale di una persona, il revenge porn e il body shaming.

La parola ha un peso, bisogna imparare a dosarsi e pensare prima di parlare; per noi magari è uno scherzo, un commento scherzoso mentre per altri no e ciò può portare sofferenza e persino alla morte, sono infatti molti i ragazzi suicidi di cyberbullismo.

Non molto tempo fa, ho conosciuto una ragazza che veniva derisa e definita, dai canoni di bellezza attuale, “in carne” e ha così iniziato a non mangiare diventando anoressica. Oggi lei si trova purtroppo in ospedale per cercare di uscire da questa malattia. Nonostante questo grave episodio, le persone che l’hanno derisa non hanno nemmeno chiesto scusa e non hanno ricevuto una punizione. Credo che chiedere scusa quando sbagliamo sia la prima cosa da fare.

Personalmente posso dire che capisco come ci possa sentire a essere derisi per il proprio aspetto fisico o per qualsiasi tipo di diversità. Possederle non significa “non essere una persona normale”, non sono difetti, ognuno è diverso ed è speciale così com’è.

Mi è capitato molte volte di essere vittima di violenza verbale per la mia cicatrice e sono stata talmente tanto male che, per quindici anni, non ho mai voluto indossare delle magliette un po’ scollate o dei semplici bikini. Sentivo i commenti orridi di certe persone, come “che schifo” o notavo le occhiatacce che mi venivano fatte. Non è per niente bello, davvero.

Oggi ho quasi superato la cosa dal momento che ho deciso di non dare importanza ai pensieri altrui ma comunque non nego che, se qualcuno mi fa notare qualcosa riguardo la mia cicatrice io ci rimango male e soffro.

Le parole influenzano tutto ciò che facciamo, come ci relazioniamo prima di tutto con noi stessi e con gli altri.

Oltre a dosarle, alcune dovremmo smetterle di utilizzarle.

Non dobbiamo chiamare “handicappata” una persona disabile, non dobbiamo definire qualcuno “brutto” solo perché magari non rientra nel nostro canone di bellezza, ognuno è bello a modo suo e non sta a noi commentarlo. Dobbiamo smetterla di provare tutto questa cattiveria e persino odio verso gli altri, come rispettiamo la nostra persona, dobbiamo rispettare gli altri.

Quando parlo con qualcuno cerco sempre di mantenere un tono educato e gentile, cerco di non criticare nessuno, come non voglio che gli altri lo facciamo con me, io non lo faccio con loro. Mi ritengo una persona molto timida, infatti quando conosco gente nuova e quest’ultima mi mette a disagio, non intervengo, lo faccio solo con le persone a me più vicine. Purtroppo mi è però capitato di essere fraintesa in quanto un mio commento, vero, fatto per non illudere, sia stato scambiato per un insulto.




Di Benedetta Brogno, Liceo S. Quasimodo, 3°B

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