• Luca Pietribiasi - Liceo G. Berchet

Recensione di "L'Alchimista" di Paulo Coelho

L’Alchimista è il primo e unico romanzo (se di romanzo si può parlare) di Coelho che abbia letto. Conoscevo autore e libro unicamente di nome, sapevo dell’estrema celebrità di entrambi, e avevo due o tre amici che avevano parlato di “ottima lettura”. Così, quando ne trovai una copia nella libreria di casa, decisi di fare un tentativo e iniziai la lettura.


Coelho, con un tono che sta a metà tra il mitico e il favolistico, ci trasporta in un passato non meglio definito, seguendo le vicende di un giovane pastore Andaluso, Santiago. In seguito alla rivelazione di un Alchimista, il protagonista sarà spinto ad abbandonare la comodità monotona del vivere quotidiano per lanciarsi in un’avventura che lo porterà ad attraversare lo stretto di Gibilterra, il Marocco, e tutto il territorio desertico del Nord Africa per arrivare in Egitto, meta finale del viaggio. Attraverso tutto il racconto Santiago incontrerà numerosi personaggi e prove, che lo aiuteranno nel suo cammino e lo costringeranno a provare sé stesso, portandolo infine all’illuminazione e all’autoaffermazione definitiva.


L’autore, conoscitore di riti e culti misterici, narra metaforicamente i passi di introduzione e iniziazione al misticismo occidentale, riassumendo in poche parole una cultura antica ed estremamente complessa. Questo è chiaro dalla ripresa di diversi concetti relativi a questo ambito, dall’Anima del Mondo alla Pietra Filosofale ai processi Alchemici. Santiago, come l’iniziato, deve superare una serie di prove che lo temprano, che lo avvicinano al Tutto, fino a condurlo alla unione con la Realtà che lo circonda e alla fusione della propria coscienza con questa. Il racconto può, però, essere interpretato anche in chiave moralistica, per coloro a cui concetti simili non sono familiari, così che tutto il libro risulti in un invito da parte dell’autore ad esprimersi liberamente, ad affermarsi sul mondo, a non rinunciare ai propri sogni. Nonostante la realtà sembri opporsi a ciò che desideriamo essere, c’è un disegno più grande che non ci appare manifesto, ma che ci spinge verso l’obbiettivo che ci poniamo, se lo vogliamo profondamente.


Con una scrittura estremamente semplice, frasi molto brevi e un ritmo piuttosto incalzante Coelho cerca di esprimere brevemente, in modo chiaro e facilmente comprensibile, concetti che sono estremamente sfaccettati. Nonostante io non conosca profondamente l’occultismo e i culti magici, non è difficile percepire quanto nell’Alchimista essi risultino quasi banalizzati, resi in modo che qualsiasi persona riesca a capire i concetti di fondo senza fare nessun particolare sforzo logico. Inoltre, la sfumatura etica (quasi motivazionale) del libro lo rende vicino a quell’idea, a mio avviso piuttosto semplicistica e riduttiva, che la volontà e il desiderio individuale non possano che portare alla realizzazione degli stessi, concetto in cui molti di noi nascono e crescono. Se dunque, da un lato, il libro può essere piacevole e portare a riflessioni interessanti, d’altra parte trovo che non sia un libro particolarmente riuscito nel suo complesso. In definitiva forse più adatto a una lettura infantile, rispetto a una compiuta in età più adulta.



Di Luca Pietribiasi, Liceo G. Berchet, 3°C