• Veronica Vadalà - Liceo M. Minghetti

Medea: l’eroina intramontabile

Avete mai sentito parlare di Medea? Ha un nome piuttosto insolito, antico oseremmo dire, eppure il suo personaggio è così attuale! Pensate che le sue origini risalgono al 431 a.C. e fu Euripide, famoso tragediografo greco, a darle vita rendendola protagonista di una delle tragedie più conosciute: “Medea”. Fu di ispirazione anche per i movimenti femministi che iniziarono a svilupparsi a partire dal XIX secolo: i versi del primo stasimo venivano cantati per le strade di Londra dalle suffragette, poiché erano e sono l’emblema di una nuova epoca per il sesso femminile, mentre i versi del lungo monologo di Medea del primo episodio diventano un segno di riconoscimento:


“Di tutti gli esseri viventi che hanno intelligenza, noi donne siamo gli esseri più infelici; prima di tutto bisogna che noi con eccesso di ricchezza compriamo uno sposo, come anche padrone del corpo: […]per le donne non sono onorevoli i divorzi, né è possibile ripudiare lo sposo. E dicono che noi viviamo in casa una vita senza rischi, mentre quelli combattono con la lancia; ma si sbagliano, perché tre volte sarei disposta a stare presso lo scudo piuttosto che partorire una volta sola.”


Euripide, infatti, con la storia di questa formidabile “eroina” ha tentato di demolire le fondamenta più profonde di quel filone classico decisamente misogino nel quale lui stesso era costretto a vivere: una società ormai da lungo tempo saldamente cristallizzata sul patriarcato e che basava le proprie idee sulla visione puramente materialistica della donna.

La Medea di Euripide invece si fa beffa di questi capisaldi, è l’incarnazione di tutto ciò che è sempre stato temuto e che ancora oggi si tenta di combattere; Medea è in primo luogo una donna e, come ho già ampiamente detto, in quanto tale, si trova in una condizione di subalternità, priva di stima o di diritti, ma è anche meteca e dunque straniera, il che la rende ancora più sgradita e in aggiunta è anche sapiente in quanto padroneggia con estrema destrezza le arti magiche. Ognuna di queste caratteristiche reca fastidio alla società dell’epoca che scorge in lei un pericolo: come è possibile che una donna straniera e perlopiù sapiente abbia tutto questo potere? Medea è la perfetta rappresentazione di una donna sovvertita dal tradimento del marito, disperata per il torto subito e per il futuro che spetta ai suoi figli; è l’insegna dell’irrazionalità che la rende folle, ma è proprio questa follia che determina un cambio di prospettiva, una critica mossa alla società dell’epoca che si articola in una serie di dialoghi, talvolta piuttosto accesi e taglienti, volti a fare breccia nell’animo del lettore e, in epoca classica, nel pubblico che assisteva alla messa in scena. E’ curioso rispolverare epoche antiche e constatare che, per quanto lontane possano essere, in fondo la distanza è solo un fattore temporale, mentre gli ideali rivoluzionari sono gli stessi.



Di Veronica Vadalà, Liceo M. Minghetti, 3°F