• Sara Boughanmi - Liceo L. A. Seneca

Girl from the other side, fiaba di una pandemia


Girl from the Other Side si presenta fin da subito come un manga inusuale. Le tematiche dark, l'ambientazione fantasy medievale e il tratto usato nei disegni sembrano infatti ispirarsi maggiormente al fumetto occidentale piuttosto che allo stile nipponico. Il retaggio primitivo delle fiabe dona quell' immaginario cupo e drammatico a cui attinge l’opera di Nagabe, serie in 11 volumi che unisce misticismo e mistero, oscure creature e spaventosi scenari sospesi nel tempo, il tutto narrato da un elegante e preciso tratto grafico e da un evocativo e allegorico bianco e nero.

Questa è la storia di Shiva, dolce e tenera bimba vestita di bianco, che vive con il suo Maestro in una vecchia casetta, dove due regni sono in perenne conflitto tra loro: nel regno “interno" (dominato dai toni bianchi) vi sono città chiuse da impenetrabili cinte murarie, rifugi sicuri per gli esseri umani; nel regno “esterno", selvaggio e ostile, in cui prevalgono i toni cupi e sembra mancare luce e speranza, risiedono le creature del buio, dall'aspetto demoniaco e animalesco, il cui tocco contagioso trasforma le persone a loro volta in orribili mostri.

Ed è proprio a questa schiera maledetta che appartiene il Maestro, di aspetto mostruoso ma di animo gentile, il quale nutre un affetto sincero verso Shiva, stando bene attento a non sfiorarla, perché il solo contatto potrebbe riversare su di lei il terribile maleficio. Ma il confine tra luce e ombra è più sfumato e labile di quanto ci si aspetterebbe, e nel corso dei capitoli Nagabe sovverte gli schemi tipici della fiaba classica: il Maestro, che dall’aspetto ricorda un malvagio uomo nero, incarnare invece sentimento amorevole, quasi genitoriale, nel suo sforzo di crescere ed educare Shiva, cercando di proteggerla dal mondo (e anche da sé stesso) ma allo stesso tempo di non mortificarne l’innocenza.

La realtà presentata è una netta suddivisione manichea tra bene e male, luce e ombra, cielo e abisso, natura e città: tutti questi contrasti portano il lettore a sviluppare una visione del mondo che vede nel superamento del conflitto la chiave per raggiungere una vita pacifica. Shiva (del mondo degli uomini) e il Maestro (del lato maledetto) ne sono un esempio.

Sono entrambi soli, senza appartenere a nessun posto. La loro è un'accoppiata insolita e proibita. Tutto ciò che hanno è l'uno per l'altro.

La bambina sa amare oltre le apparenze, sa apprezzare ed accettare la diversità con naturalezza mentre il Maestro, nonostante l'aspetto inquietante, si prende cura amorevolmente di lei. Shiva non lo percepisce come un mostro ma anzi, le è affezionata come a una figura paterna e a sua volta la creatura si umanizza sempre di più, specchiandosi nell'innocenza e ispirato dai sentimenti puri espressi dalla bambina. L'impossibilità di un contatto fisico tra i due come dimostrazione di conforto e affetto (una carezza, un abbraccio, lo stingere una mano o un bacio sulla fronte) seppur frustrante ricorda la nostra attuale situazione di pandemia.

Spesso diamo per scontato piccoli importanti gesti quotidiani; istintivamente vogliamo raggiungere qualcuno quando soffre per farlo stare meglio, e quando ciò ci viene impedito, ci sentiamo inutili, come il Maestro. Nagabe ha svolto un ottimo lavoro nel focalizzare l'attenzione in più tavole separate sulle espressioni dei visi, sugi occhi sgranati e sopratutto sulle mani. Il linguaggio del corpo in questo caso parla più delle vignette. L'adattamento anime invece decide di rimuovere direttamente i dialoghi, rendendo tutti i personaggi muti, ed esaltandone invece i gesti e i movimenti.

La contrapposizione cromatica e stilistica fra bellezza e mostruosità dei due protagonisti simboleggia il tema dell’accettazione dell’altro, del diverso, e della necessità di abbattere i muri (reali e metaforici), in nome del sentimento universale e unificatore dell’amore.

Il tono morale emerge infatti dal secondo volume, quando viene narrata la mitologica nascita del conflitto e si inizia a parlare esplicitamente della lotta tra i due regni, rappresentati dai due fronti del muro: da un lato, quello cupo e misterioso della foresta, popolato da esseri grotteschi, untori della maledizione oscura, che rimanda a un misticismo atavico pagano; dall'altra parte, il lato meno selvaggio e più civilizzato degli uomini inquisitori e depositari di una religiosità di ispirazione sicuramente cristiana. In questo insolito scenario ammantato di spiritualità l’autore fa calare un’atmosfera di sospetto generale e terrore, tipica dei secoli bui, della caccia alle streghe, delle eresie e della Peste Nera trecentesca.

Un fitto alone di mistero e un dolce senso di nostalgia accompagnano il lettore fino alla fine. Pur mantenendo sempre alta la tensione con suspense e colpi di scena, l’autore riesce a inserire momenti di giocosa tranquillità e calore familiare nelle scene di vita domestica. Ci ritroviamo emotivamente coinvolti in questi piccoli istanti di ordinaria felicità quando Shiva organizza una cerimonia del tè o si fa preparare la sua torta preferita. Il Maestro finisce per abbracciare il suo stesso entusiasmo per le piccole cose e la sua stessa gioia di vivere, dimenticandosi per un po’ di quell’ansia esistenziale che li accompagna nel loro esilio.

''Girl from the other side'' è un manga ricco, dolce, intrigante e delicatamente sinistro, che medita su temi maturi e attualissimi come la malattia, la morte, l’isteria del contagio, la diversità, la discriminazione, l'empatia, il nostro innato desiderio di connessione, l’odio e l’amore.

Catturati dalle splendide illustrazioni dove luce e oscurità si divertono a rincorrersi senza fine, e trascinati dalla trama carica i misteri che si infittisce sempre di più, non possiamo che lasciarci trasportare nel mondo incantato di Nagabe, pagina dopo pagina.



Di Sara Boughanmi, Liceo L.A. Seneca, 5°A